Lo studio della Matematica comporta alcuni prerequisiti, i quali oltre che di tipo puramente matematico come ad esempio regole, principi, anche di tipo "astratto".
"La matematica vive con noi" dice il mio Prof delle scuole superiori. In effetti gli studiosi ed i grandi matematici accettano e condividono questa visione.
Esistono due visioni comuni tra i matematici : una "reale", cioè utilizzare gli strumenti matematici per analizzare la realtà che ci circonda. (esiste un film particolare che riprende questa visone: P-greco il teorema del delirio)
Una seconda visione "nominale" che definisce la matematica come una serie di proposizioni e definizioni dei propri strumenti che portano ad una serie di conclusioni logiche.
Secondo la mia opinione è la prima visione a prevalere, anche se molti le considerano complementari.
Avere una serie di definizioni senza però trovare una collocazione pratica, sono solo parole.
Infatti il ruolo del matematico è proprio quello di formalizzare la realtà in modelli e linguaggi matematici al fine di fornire strumenti o risultati che trovano soluzioni a problemi reali; ad esempio l'ingegnere o il fisico hanno bisogno del supporto del matematico per la ricerca di un modello che trova applicazione nell'ambito fisico o ingegneristico.
Il caso però può essere anche letto al contrario. Senza il fisico, il matematico non troverebbe applicazione nella realtà e rimarebbero (se pur eleganti e complessi) solo modelli.
Questo denota quindi l'importanza della cooperazione tra le discipline, e proprio qui risiede il compito dello studioso: collegare aree disciplinar all'apparenza distanti tra di loro.
grazie
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